ATTO DI NASCITA DELLA SPEZIA

Verso il 1100 nelle colline che scendono dolcemente tra il dilagare degli ulivi a specchiarsi nelle chiare acque del mare, nasce il germe della futura città.

Sorgono radi casali dei quali si hanno notizie indirette attraverso testimonianze legate alle vicende di una piccola chiesa esistente in località Vivera (nei pressi dell’odierna Gaggiola) già sede di un fundus di tarda età romana.

La chiesetta sorgeva in detta località sin dall’epoca carolingia in funzione di santuario federale, su terreno donato da Oberto II a certi monaci associati al lontano monastero piacentino de Vico - l’attuale Vigolo del Marchese - venuti a stabilirsi da queste parti per fondarvi anche una colonia a carattere agricolo.

La chiesa, costruita su una parte dei ruderi di un’antica edicola propiziatoria (la chiesa venne demolita nel 1860 a seguito dei lavori per la stazione ferroviaria e con essa un’ara di forma rotonda, scolpita in marmo lunense, che esisteva sul davanti, eretta secondo l’iscrizione da Tellius Censorinus Vilicum e dedicata agli Dei Lari ) passò successivamente all’Abbazia del Tino, dando luogo ad accese rivendicazioni che richiamarono più volte l’attenzione del Vescovo di Brugnato, sotto la cui giurisdizione era posta la cappella.

Sono appunto i documenti relativi alle suddette controversie, nelle quali intervenne anche il Papa, a rivelarci seppure indirettamente la presenza degli abitanti circostanti, in quanto legati tra loro da una comune sagra che ricorreva annualmente nella cappella in occasione della festa di Sant’Antonio.

Questi abitanti rustici, che formeranno poi la parrocchia di Santa Maria della Spezia saranno ancora, alla fine del XII secolo, una pertinenza innominata del castello di Vesigna (posto nei pressi dell’attuale Sarbia), compresi nella giurisdizione ecclesiastica della Pieve di Marinasco e sotto il dominio feudale dei castellani di Càrpena, che dalla loro rocca, costruita sulla vetta di un monte ad occidente del Golfo dove oggi troviamo solo un gruppetto di case coloniche, dominavano tutta la zona. I centri validi nell’interno del Golfo erano quindi due:

Càrpena e Vesigna appartenenti allo stesso insieme consortile dei Signori di Vezzano, ai quali si erano frammischiati parte dei Moregnano e dei Bianchi di Erbéria, ma che avevano lasciata la padronanza di Càrpena ai Viano e ad altri consorti. Nella consorteria gentilizia entravano certamente i rami dei signori di Ponzò e di Corvara, ai quali appartenevano i rifugi feudali appostati a tergo della dorsale montuosa che guarda da un lato al Golfo della Spezia e dall’altro all’asperrima costa delle Cinque Terre con i suoi riparati accessi al mare di Vernazza e di Monterosso, che al dire del Giustiniani servivano di rifugio "per chi voleva rubare i viandanti in terra e in mare".

Nel 1224 detti castellani si erano uniti al Comune di Genova, associandosi alla Compagna esterna nella guerra contro Pisa, con gli stessi patti degli altri gruppi finitimi. Nel 1239 la convenzione fu rinnovata, ma il contenuto era sostanzialmente diverso. I patti se contemplavano sempre l’uso e la cessione dei castelli e le prestazioni in exercitu et in cavalcatis, ne fissavano i limiti e ne determinavano i compensi. Inoltre questa convenzione rivelava per la prima volta la presenza dell’elemento popolare quale parte affermante i propri diritti. Ciò fa apparire come già presente una forma, seppur primordiale, del Comune.

Dal testo del documento si desume anche quale fosse stata l’organizzazione del Comune prima dell’intervento genovese. In esso è detto che esercitavano giurisdizione su Vesigna e sul Luogo de Specia, venti domini e un rettore per ciascuna delle due comunità. Così, mentre sentiamo per la prima volta il nome di Specia le menzioni dei "domini" e del "rettore" fanno capire che esisteva ancora un consorzio gentilizio, abitatore del castello, connesso al popolo abitatore del borgo.

E’ venuto il tempo in cui gli uomini di Vesigna, lasciata la zappa e la vanga scendono verso la promettente spiaggia e, ai primi casali esistenti in località Vivera, se ne affiancano di nuovi sui declivi dei Vicci e del Poggio specie su quest’ultimo che, lambito dalle onde, sembrava invitare ad una nuova vita di traffici e di mare.

In breve Vesigna si sfascia, finché scomparirà del tutto, mentre si delinea il nuovo centro che pur non avendo ancora raggiunto la struttura di un vero e proprio borgo è già distinto col nome ben preciso, anche se misterioso ed oscuro, di Luogo de Specia, via ingrandendosi col completo dissolversi dell’aspetto curtense della zona.

Però sarà il Golfo, nella genesi della Spezia, a fare da elemento catalizzatore alle genti che scenderanno dai culmini montani, non per continuare una storia di cui troveranno solo un tenue ricordo, ma per iniziare seppur inconsciamente una nuova che farà sussistere tra la vita della futura città e il suo mare un intimo duraturo legame. Intanto, intorno al 1250, compaiono i primi documenti nei quali è sempre più precisa la menzione dei luoghi, così troviamo accennati il Podium e il burgum Spediae e quindi ecco l’atto ufficiale di nascita: lo strumento notarile mediante il quale Domini et homines Vesigne et Spegie et districtus si sottomettono al Comune genovese.

CONCLUSIONI

All’epoca della distruzione di Luni, completata verso l’850 dai Normanni, il maggiore centro abitato del Golfo, dopo Portovenere era Vesigna che sorgeva sul colle di Marinasco e questo fu il primo nucleo originario della Spezia.

Da questa si staccarono famiglie spinte verso il mare e si fissarono sul Poggio località allora sul mare.

La prima modesta casa fu costruita sul Poggio, così altre case che formarono Vesigna Marittima, dedicata ai traffici ed alla navigazione.

Gente di altri centri del Poggio seguì la corrente ed il Poggio, in breve volgere di tempo, si andava popolando d’un casale importante, con costumi ed usanze diverse dalla Vesigna decrepita montana, che ne era stata la madre.

Il nuovo centro abitato ebbe nome Luogo de Specia (Spedia, Spezia) tratto dalla sua incantevole posizione dalla quale si può estendere lo sguardo dalla Foce a Capo Corvo. Quindi l’epoca precisa dell’origine della Spezia, si può ritenere che sia anteriore al Secolo XII, epoca in cui aveva acquistata una certa importanza