
|
Nella parte occidentale del Golfo di La Spezia emergono dal mare tre isole: Palmaria, Tino (Tyrus maior), Tinetto (Tyrus minor). L'Isola del Tino ha una superficie di 127.000 mq ed un perimetro di quasi 2 km. E' caratterizzata nella parte occidentale, da un'alta falesia che la rende inaccessibile. Sul versante nord orientale vi è un piccolo porticciolo, l'unico punto d'attracco. Sulla sommità dell'isola si erge il faro, mentre nella parte settentrionale si trova l'antico complesso monastico. Nel lato rivolto a nord ovest si notano i resti di una batteria dell'ultima guerra mondiale. Essendo zona militare, l'isola è presidiata da personale di sorveglianza.
Tenendo conto delle dimensioni ridotte dell'Isola si può certamente affermare che la flora è significativamente varia. Già a pochi metri dal mare cresce il finocchio marino (Crithmum marittimum), la cineraria marittima (Senecio Cineraria), l'euforbia arborea (Euphorbia dendroides),si trova con frequenza sull'isola raggiungendo dimensioni riguardevoli.La caratteristica di questa pianta consiste nel perdere le foglie nel periodo estivo per sopperire all'aridità estiva. Fiorisce tra marzo e aprile, il colore dei fiori è un giallo oro. il papavero cornuto (Glacium flavum). Sono presenti inoltre: La ginestra (Spartium junceum), il fico degli ottentotti (Carpobrotus acinaciformis), la centaurea veneris, la valeriana rossa (Centranthus ruber), la ruta (Ruta graveolens). Tra le piante aromatiche ricordiamo il timo (Thimus vulgaris), il mirto (Myrtus communis), il rosmarino (Rosmarinus officinalis) e l'ampelodesma mauritanica, pianta erbacea perenne formata da grossi cespi. Sull'isola la pianta più comune è il leccio (Quercus ilex) che è una pianta sempreverde che può raggiungere anche 25 metri d'altezza. Alla fine degli anni cinquanta per integrare una ridotta presenza arborea causata da un eccessivo taglio durante l'ultimo conflitto, vennero trapiantati un considerevole numero di piante. che ricopre quasi la totalità della superficie. Sulla falesia è frequente il pino d'Aleppo (Pinus halepensis) il secondo rappresentante delle specie arboree, che crescendo in condizioni estreme spesso assume forme contorte e dimensioni ridotte. Il lentisco (Pistacia lentiscus) è uno fra gli arbusti più comuni della macchia mediterranea. Rimanendo sempre nell'ambito costiero è presente l'alaterno (Rhamnus alaternus), il corbezzolo (Arbutus unendo), l'erica arborea. Addentrandoci di poco incontriamo alcune piante di frassino (Fraxinus ornus), ontano (Alnus glutinosa), la roverella (Quercus pubescens), (Pinus pinaster).
Sulla falesia da alcuni
anni nidifica il falco pellegrino (Falco
pellegrinus).E' un tra
i più bei rapaci presenti sul territorio Italiano. La caratteristica di
questo rapace, sta nel catturare la preda in volo, lanciandosi su di essa
con picchiate che arrivano a circa trecento km orari. Nidifica sulla
falesia ormai indisturbato da alcuni anni. Nel periodo di passo è frequentata da molti uccelli migratori che trovano nell'isola una sicura area di sosta. E' da ricordare inoltre, che sull'isola soggiorna una colonia di rondoni (Apus apus) che trovando un clima propizio, prolunga la propria permanenza fino ad ottobre inoltrato. I rettili presenti sono: la lucertola muraiola (Podarcis muralis) rettile più comune sull'isola. Presente con tutte due le livree non si differenzia con la specie situata sul territorio spezzino. La lucertola muraiola è un rettile territoriale e l'area è controllata da un maschio dove all'interno vi risiede un numero variabile di femmine, piccoli e giovani maschi. Il maschio si differenzia dalla femmina per le sue maggiori dimensioni e per la forma cranica più spigolosa. Con maggior frequenza il maschio ha una colorazione verde, mentre la femmina la si trova nella maggioranza bruna. Le lucertole presenti sull'Isola non essendo disturbate non hanno una distanza di fuga elevata e spesso si può osservarle indisturbate a pochi centimetri di distanza. il
geco (Tarantola mauritanica), è un altro rettile che si trova con
frequenza sull'isola. Con le sue abitudini crepuscolari, un'accentuata
distanza di fuga e un buon mimetismo rendono difficile la sua
osservazione. Nel caso del geco malgrado non sia insidiato non ha perso la
sua indole selvatica, fuggendo all'interno della tana non appena nota una
presenza sospetta. E' frequente notare tra le dita del geco degli acari
parassiti color rosso. IL dimorfismo sessuale è poco accentuato, il
maschio si riconosce solo per le maggiori dimensioni della testa. il biacco (Coluber viridiflavus), il tarantolino (Phyllodactylus europaeus) Poco conosciuto sia per la sua rarità sia perché ha abitudini crepuscolari. Presente su quasi tutte le isole del tirreno, sul Tino ha trovato un habitat ideale per il suo sviluppo. Di dimensioni ridotte, detiene il primato del rettile più piccolo d'Europa. E' facile scovarlo per quasi tutto il periodo dell'anno nascosto sotto pietre, calcestruzzo, intonaco distaccato. La distinzione sessuale è piuttosto difficile. In esemplari adulti, il maschio presenta tra il tronco e la base della coda due protuberanze ossee di limitate dimensioni, mentre la femmina presenta in alcuni casi ai lati della testa macchie bianche che sono depositi di calcio. Il tarantolino è protetto dalla Direttiva Habitat DPR 357/97. Questo geconide può vivere in cattività fino a 20 anni.
|
|
ll faro fu attivato nel 1840 dal Genio Civile: inizialmente per alimentare la fiamma venne utilizzato olio vegetale ed in seguito olio minerale. Nel 1884 venne costruita una seconda torre più alta ed un apparato ottico ad incandescenza elettrica ad arco voltaico. Nel corso degli anni vennero applicate ulteriori modifiche. Nel 1985 è stato automatizzato. |
|
|
|
|
|
|
|
Testo e immagini di Marco Fortunato