Nella parte occidentale del Golfo di La Spezia emergono dal mare tre isole: Palmaria, Tino (Tyrus maior), Tinetto (Tyrus minor).

 L'Isola del Tino ha una superficie di 127.000 mq ed un perimetro di quasi 2 km. E' caratterizzata nella parte occidentale, da un'alta falesia che la rende inaccessibile. Sul versante nord orientale vi è un piccolo porticciolo, l'unico punto d'attracco. 

Sulla sommità dell'isola si erge il faro, mentre nella parte settentrionale si trova l'antico complesso monastico. Nel lato rivolto a nord ovest si notano i resti di una batteria dell'ultima guerra mondiale. Essendo zona militare, l'isola è presidiata da personale di sorveglianza.


L'isola del Tino si può visitare solo due volte l'anno, il 13 settembre,  in occasione della festività di San Venerio, e la domenica successiva. 
Sul Tino visse per molti anni San Venerio, il quale nelle notti buie, accendeva sulla sommità dell'isola un falò che serviva come punto d'orientamento per le navi di passaggio. Il Santo morì nel 630 e in sua memoria fu costruito sulla tomba un monastero dai monaci Benedettini. Devastato più volte da incursioni nemiche, il monastero fu ricostruito più volte. San Venerio per la sua opera fu proclamato Patrono dei fanalisti. I Genovesi seguirono il suo esempio, costruendo un torrione  che servì in seguito come basamento per l'attuale faro.

Tenendo conto delle dimensioni ridotte dell'Isola si può certamente affermare che la flora è significativamente varia. 

Già a pochi metri dal mare cresce il finocchio marino (Crithmum marittimum), 

la cineraria marittima (Senecio Cineraria), 

l'euforbia arborea (Euphorbia dendroides),si trova  con frequenza sull'isola raggiungendo dimensioni riguardevoli.La caratteristica di questa pianta consiste nel perdere le foglie nel periodo estivo per sopperire all'aridità estiva. Fiorisce tra marzo e aprile, il colore dei fiori è un giallo oro.

il papavero cornuto (Glacium flavum).

 Sono presenti inoltre: La ginestra (Spartium junceum), il fico degli ottentotti (Carpobrotus acinaciformis), la centaurea veneris, la valeriana rossa (Centranthus ruber), la ruta (Ruta graveolens).

Tra le piante aromatiche ricordiamo il timo (Thimus vulgaris), il mirto (Myrtus communis), il rosmarino (Rosmarinus officinalis) e l'ampelodesma mauritanica, pianta erbacea perenne formata da grossi cespi. 

Sull'isola la pianta più comune è il leccio (Quercus ilex) che è una pianta sempreverde che può raggiungere anche 25 metri d'altezza.  Alla fine degli anni  cinquanta per integrare una ridotta presenza arborea causata da un eccessivo taglio durante l'ultimo conflitto,  vennero trapiantati un considerevole numero di piante. che ricopre quasi la totalità della superficie.

 Sulla falesia è frequente il pino d'Aleppo (Pinus halepensis) il secondo rappresentante delle specie arboree, che crescendo in condizioni estreme spesso assume forme contorte e dimensioni ridotte. Il lentisco (Pistacia lentiscus) è uno fra gli arbusti più comuni della macchia mediterranea. Rimanendo sempre nell'ambito costiero è presente l'alaterno (Rhamnus alaternus), il corbezzolo (Arbutus unendo), l'erica arborea. Addentrandoci di poco incontriamo alcune piante di frassino (Fraxinus ornus), ontano (Alnus glutinosa), la roverella (Quercus pubescens), (Pinus pinaster).


La fauna isolana è rappresentata soprattutto da uccelli e da quattro specie di rettili. Essendo poco frequentata dall'uomo, l'isola nel periodo riproduttivo è presa letteralmente d'assalto da un gran numero di gabbiani reali (Larus cachinnans), i quali costruiscono i nidi nei punti più impensabili. Da un calcolo approssimativo per difetto nel 2002 hanno nidificato circa cento coppie.
Il gabbiano reale (Larus cachinnans) è il larice più grande e comune del mediterraneo. Sull'isola vive una colonia stabile che nel periodo riproduttivo è integrata da altri individui migratori. Il gabbiano reale inizia a nidificare alla metà d'aprile e costruisce un nido semplice tra le rocce, anche a pochi metri dal mare.Solitamente le uova sono due o tre di colore verde oliva con punti scuri, colorazione che le rende molto mimetiche. I pulcini appena nati abbandonano il nido per trovare un rifugio sicuro nelle vicinanze. I piccoli sono svezzati da entrambi i genitori e per circa un mese e mezzo.Nel periodo dell'involo è frequente che i giovani siano aggrediti da adulti della colonia e uccisi a beccate.

Sulla falesia da alcuni anni nidifica il falco pellegrino (Falco pellegrinus).E' un tra i più bei rapaci presenti sul territorio Italiano. La caratteristica di questo rapace, sta nel catturare la preda in volo, lanciandosi su di essa con picchiate che arrivano a circa trecento km orari. Nidifica sulla falesia ormai indisturbato da alcuni anni.

 Nel periodo di passo è frequentata da molti uccelli migratori che trovano nell'isola una sicura area di sosta. E' da ricordare inoltre, che sull'isola soggiorna una colonia di rondoni (Apus apus) che trovando un clima propizio, prolunga la propria permanenza fino ad ottobre inoltrato. I rettili presenti sono: la lucertola muraiola (Podarcis muralis)  rettile più comune sull'isola. Presente con tutte due le livree non si differenzia con la specie situata sul  territorio spezzino. La lucertola muraiola è un rettile territoriale e l'area è controllata da un maschio dove all'interno vi risiede un numero variabile di femmine, piccoli e giovani maschi. Il maschio si differenzia dalla femmina per le sue maggiori dimensioni e per la forma cranica più spigolosa. Con maggior frequenza il maschio ha una colorazione verde, mentre la femmina la si trova nella maggioranza bruna. Le lucertole presenti sull'Isola non essendo disturbate non hanno una distanza di fuga elevata e spesso si può osservarle indisturbate a pochi centimetri di distanza.

 il geco (Tarantola mauritanica), è un altro rettile che si trova con frequenza sull'isola. Con le sue abitudini crepuscolari, un'accentuata distanza di fuga e un buon mimetismo rendono difficile la sua osservazione. Nel caso del geco malgrado non sia insidiato non ha perso la sua indole selvatica, fuggendo all'interno della tana non appena nota una presenza sospetta. E' frequente notare tra le dita del geco degli acari parassiti color rosso. IL dimorfismo sessuale è poco accentuato, il maschio si riconosce solo per le maggiori dimensioni della testa.

 il biacco (Coluber viridiflavus),

 il tarantolino (Phyllodactylus europaeus)  Poco conosciuto sia per la sua rarità sia perché ha abitudini crepuscolari. Presente su quasi tutte le isole del tirreno, sul Tino ha trovato un habitat ideale per il suo sviluppo. Di dimensioni ridotte, detiene il primato del rettile più piccolo d'Europa. E' facile scovarlo per quasi tutto il periodo dell'anno nascosto sotto pietre, calcestruzzo, intonaco distaccato. La distinzione sessuale è piuttosto difficile. In esemplari adulti, il maschio presenta tra il tronco e la base della coda due protuberanze ossee di limitate dimensioni, mentre la femmina presenta in alcuni casi ai lati della testa macchie bianche che sono depositi di calcio. Il tarantolino è protetto dalla Direttiva Habitat DPR 357/97. Questo geconide può vivere in cattività fino a 20 anni.


ll faro fu attivato nel 1840 dal Genio Civile: inizialmente per alimentare la fiamma venne utilizzato olio vegetale ed in seguito olio minerale.

 Nel 1884 venne costruita una seconda torre più alta ed un apparato ottico ad incandescenza elettrica  ad arco voltaico.

Nel corso degli anni vennero applicate ulteriori modifiche. Nel 1985 è stato automatizzato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo e immagini di Marco Fortunato