Biassa si trova a 315 metri sul livello del mare;è una grossa frazione che basava in passato grande parte della sua economia sui grandi vigneti di “Tramonti”nel versante occidentale della collina e, nella seconda metà dell’800, sui lavori di cava per l’estrazione delle pietre necessarie alla costruzione delle opere militari del golfo.


Il nome, che appare nella più antica documentazione come Blaxia, sembra derivare da un personale romano OLASIUS o, meglio, BLASSIUS.

Le prime notizie di Biassa risalgono al XlI secolo, ma soltanto nel 1251 è possibile collocare la "comunitas Blaxiae" nell’ambito di una circoscrizione ben distinta. E’ di questo periodo la costruzione del castello di Coderone, su una dominante collina, a oriente del paese. Con la creazione del castello (1273),fatta da Abedonio “q m. Federico” e da “Canuto de Saluto”in onore del comune e del popolo di Genova, avviene una prima concentrazione demologica, che dagli insediamenti vicinali, sparsi sulle pendici dei Verrucoli e del Parodi, si fissa nella località della Biassa attuale.

Il Formentini scrive nel suo "Itinerario storico-artistico del golfo della Spezia e sue vicinanze": 

«E' vero che l'antico centro generatore di Biassa diede origine per successive migrazioni a diversi paesi del versante esterno ed interno del Golfo; di là Monte Nero e Volastra, che originarono a loro  volta Riomaggiore e Manarola, di qua Carpena ed il vico che fu chiamato col nome di Meoli, sopra la Foce(oggi rappresentato dai due gruppi di S. Anna e Sommovigo), Pegazzano e, nell'ambito stesso della città della Spezia, entro il recinto dell'Arsenale, il villaggio di pescatori e marinai che dobbiamo supporre esistito presso la chiesa di S. Erasmo che precedette la chiesa ed il convento di S. Francesco»

Chiesa di San Martino il Vecchio- sulla strada che conduce dal Parodi al Bramapan -opera di lapicidi locali nelle forme del secolo XII con tre ingressi laterali, ciascuno destinato ai tre maggiori gruppi della parrocchia primitiva: Carpena,Riomaggiore e Biassa.Fu abbandonata verso il Cinquecento.Una pala d'altare in marmo che le apparteneva , con la figura di San Martino e di altri Santi, fu trasportata a Riomaggiore.

Furono scoperti dal Mazzini monumenti megalitici della zona di Biassa: il menhir di Tramonti ed il presunto "lapis terminalis" del Monte della Madonna.

 

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Il castello di Coderone

Su una collina , che chiude la vallata di Biassa, è visibile un ampio rudere, si tratta del castello di Coderone, una grande costruzione squadrata,la sua struttura ha subito nel tempo un notevole degrado. L'interno della costruzione è assai compromesso ed è difficile per questo ricostruire lo la disposizione dello spazio interno.Si menziona il castello di Coderone nell'atto di fondazione della Podesteria di Carpena, nel 1273,laddove si ricordano gli uomini di Biassa, quali artefici dell'opera per la Repubblica ligure.Un ramo della famiglia Viano di Carpena venne in possesso del castello, destinato a residenza passati alla storia come i Biassa, trasferiti poi nella piana di Spezia, il castello cominciò il suo declino.Per tanto tempo, poi, questo fortilizio,fu adibito a cimitero ed è ancor oggi indicato come "Camposanto Vecchio".Intorno al castello, esistono ancora ruderi di vecchie costruzioni e i resti di della  chiesetta di Santa Maria Maddalena, posta sull'orlo di una grande cava sottostante.

 

BIASSA

Poesia di Sandro Guglielmone

Il sogno perduto

(Russo Editore La Spezia)1972

vedi anche: Aa me bèla de Biassa

Dal castello che domina la valle
il paese sembra una fragile costruzione
di cartapesta.

Eppure ha la stessa asprezza
della dolomite tagliente
e la trasparenza marina di una roccia
imbevuta di mare.

L’aria trema al sole d’agosto,
e rende frementi
i contorni delle cose,
come attraverso una lente sfuocata.

Non senti rumori: è il paese del silenzio.
E’ la capanna
nel verde ovattato della foresta.
E’ l’oasi per il vecchio cacciatore
che cerca la fonte
per spegnere l’arsura,
Rocce più ruvide delle creste alpine:
come la sua gente.

Non guardare verso il fondo delle pietraie.
Per un attimo un’intensa vertigine
ti coglierebbe,
e ti sentiresti trascinare al fondo
trasparente e limpido
solcato da striature
di luminoso alabastro.
Ma se il tuo piede posa sicuro,
fermati un attimo,
e guarda.

Tra cento anni,
ancora,
una statua di sale
(umile modello per divino scultore)
resterà, con gli occhi sbarrati,
fissi a tanta selvaggia bellezza.