San Gottardo

 

Da Lunigiana ignota -Il Viandante-

(Carlo Caselli) pag.238

Dal documento d’archivio passiamo alla tradizione. 
...«Il parroco di Ponzò, Don Celsi, additando il monte S. Gottardo, che porta in vetta un oratorio nel quale si venera l’immagine della Madonna di Loreto, oratorio costruito da circa un par di secoli sulle vestigia d’un antichissimo e grand’edificio, ritenuto un castello, è tradizione che esistesse lassù una città, distrutta barbaramente dai Turchi.

 Sempre, secondo la tradizione, per il sangue versato dagli innocenti cristiani abitatori della città di S. Gottardo, rosseggiò per diversi giorni il canale Gariolo che scende dal monte e muore nel rio di Riccò. Questa credenza popolare può fornire argomento a diverse considerazion

i.
Sul monte Gottardo m. 554, che dal tedesco antico, Gotahard (God e hard) significa Dio forte, v’era certo un antichissimo
abitato, fortemente protetto da Dio, che potrebbe essere stato distrutto dall’invasione longobarda, magari da Ròtari com’è tradizione d’Albereto e la popolazione sopravvissuta si sarebbe ritirata in riva al mare, edificando Vernazza. 

Così avvenne di Monterosso per la popolazione d’Albereto.Altra tradizione corre intorno al santuario della Madonna dell’Agostina e così mi racconta una vecchietta, che ogni anno passa lassù la gran festa del 10 maggio.
Proprio il giorno della sagra, il 10
maggio del 1531, la Madonna, circondata da una gran luce celeste, apparve ad una giovinetta di Valdipino, che, là dove ora sorge la chiesa, essa stava facendo stramaglia.La Madonna si avvicinò tutta sorridente alla ragazza ed accarezzandola le parlò ed in ricordo le lasciò un quadretto con la sua immagine ora nel Santuario.»